FranceRiservato ai membri 29/06/20266Aggiungi ai preferiti

Voto solenne fissato per il 30 giugno. L'Alta Autorità per la Salute elenca già le sostanze letali. Le Piccole Sorelle dei Poveri minacciano di chiudere le loro case. Isabelle de Franclieu analizza questa settimana di svolta - e ciò che la Chiesa deve dire e fare.
Avevamo seguito, settimana dopo settimana, l'inesorabile progressione del progetto di legge sull'aiuto a morire. Il voto solenne è ormai fissato per il 30 giugno 2026. La soppressione della clausola di coscienza istituzionale, decisa in nuova lettura, ha rimosso l'ultimo baluardo giuridico che proteggeva le strutture sanitarie cattoliche. La legge, così come si profila, costringe ogni struttura, comprese le case di cure palliative fondate su una visione cristiana della dignità umana, ad aprire le porte all'atto di dare la morte.
Il 28 giugno, circa 4.000-5.000 persone hanno sfilato a Parigi su iniziativa di collettivi pro-vita, portando un messaggio inequivocabile ai deputati: «Non cedete.» Lo stesso giorno, un «appello del 28 giugno» esortava i parlamentari indecisi: «Se avete dubbi, votate no.»
Nel frattempo, la macchina amministrativa è già in moto. La Haute Autorité de santé ha avviato un lavoro di definizione delle sostanze suscettibili di essere utilizzate nel protocollo letale, ancor prima che il voto solenne abbia avuto luogo. Questa anticipazione burocratica la dice lunga sulla fiducia dell'esecutivo nell'esito della votazione.
Le Piccole Sorelle dei Poveri hanno avvertito che potrebbero essere costrette a chiudere le loro case se la legge le obbligherà a praticare l'aiuto a morire. Mons. Matthieu Rougé, vescovo di Nanterre, esprime le stesse preoccupazioni su Le Figaro: migliaia di posti letto al servizio dei più fragili potrebbero scomparire dal panorama sanitario francese.
Sul piano pastorale, la posizione della Chiesa è inequivocabile: «Ogni deputato che vota contro la vita commette un peccato grave e non può ricevere la santa comunione.» Questa formulazione, diretta e canonicamente fondata, richiama le disposizioni del can. 915 del Codice di diritto canonico.
Il Catechismo della Chiesa cattolica è esplicito: «Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, malate o morenti. Essa è moralmente inaccettabile» (CCC § 2277). Giovanni Paolo II, in Evangelium Vitae (n. 65), ne ha fatto una verità del magistero ordinario e universale: «L'eutanasia è una grave violazione della legge di Dio, in quanto uccisione deliberata di una vita umana innocente.»
La soppressione della clausola di coscienza istituzionale non è un dettaglio tecnico. Essa costringe persone giuridiche create per servire la vita a diventare strumenti di morte, ledendo direttamente il diritto naturale dei corpi intermedi ad agire secondo la loro finalità propria, principio fondante della dottrina sociale della Chiesa (Rerum Novarum; Centesimus Annus, n. 48).
Gli istituti cattolici rappresentano una parte significativa dell'offerta di cure in Francia. La loro eventuale chiusura non sarebbe solo una perdita per la comunità cristiana: ne soffrirebbero per primi i più poveri, quelli che le istituzioni secolari trascurano. La minaccia delle Piccole Sorelle dei Poveri non è un ricatto: è la constatazione di un'incompatibilità radicale, già espressa dai medici palliativisti durante le audizioni parlamentari.
L'argomento dominante è quello della «libertà individuale» e della «morte dignitosa». Esso occulta due realtà documentate: la pressione sociale sulle persone anziane, malate o precarie; e lo slittamento progressivo dei criteri di applicazione attestato in Belgio e nei Paesi Bassi da vent'anni. La legge pretende di limitarsi a casi precisi; l'esperienza straniera smentisce questa promessa. L'assenza di un serio dibattito sui cure palliative, la cui rete rimane drammaticamente insufficiente, è rivelatrice: si legifera sulla morte prima di aver investito nell'accompagnamento della fine della vita.
La grandezza di una civiltà si misura dal modo in cui tratta i suoi membri più deboli. Domani, il voto solenne dirà quale civiltà la Francia sceglie di essere. Per i cattolici: pregare, sostenere le strutture minacciate, interpellare gli eletti. E se la legge passerà, restare accanto ai più fragili, come hanno sempre fatto le Piccole Sorelle dei Poveri, qualunque sia il costo.
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En Bretagne, on disait toujours : « La mort, c’est comme la marée, ça ne se commande pas. » On a vraiment besoin de ça, maintenant ?
Et si le vrai respect de la vie, c’était justement de choisir comment elle s’achève ?
Ma belle-sœur en soins palliatifs dit la même chose : ce qui la tient, c’est de savoir qu’on compte encore sur elle. Une loi comme ça, c’est leur voler leur dernière raison de se battre.
C’est ça qui me révolte : on nous dit que c’est un progrès, mais en vrai on enlève aux gens le droit de tenir jusqu’au bout sans se sentir coupables.
C'est vrai quoi, on parle d'accompagner les gens jusqu'au bout, pas de leur tendre un flacon. Où sont les moyens pour les soins palliatifs ?
C’est bien beau de parler d’aide à mourir, mais est-ce qu’on a vraiment tout fait pour que les gens vivent dignement jusqu’au bout ? Les soins palliatifs, c’est encore un parcours du combattant dans trop d’endroits.
Bénédicte77 a raison : avant de parler d'euthanasie, on devrait se demander pourquoi les soins palliatifs restent si compliqués à obtenir en France.
C’est vrai qu’on parle de garde-fous, mais est-ce que ça suffira quand les maisons de retraite catholiques devront accepter l’euthanasie ?
Des garde-fous ? À la maison Saint-Joseph, on nous a déjà dit que si la loi passe, on fermera plutôt que de laisser faire ça sous notre toit.
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